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START-UP: 6 SU 10 CON BILANCI IN ROSSO

 

Sono startup a tutti gli effetti ma il loro business è aiutare altre startup a scovare co-founder, sviluppare la propria app o trovare investitori pronti a scommettere sul loro progetto. Il punto di riferimento è l’americana AngelList: una comunità online di startupper e investitori che, dal 2010, consente a giovani imprenditori di entrare in contatto fra loro e dà visibilità alle startup che cercano finanziatori. Si tratta di un modello diverso rispetto a quello di incubatori e acceleratori che in Italia costituiscono ancora il canale principale per le nuove aziende che intendono sviluppare un’idea o strutturare il proprio business. Nel nostro Paese, le “palestre” di innovazione introdotte e certificate dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) con la legge 221/2012, sono 36.

 

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ITALIANI POCO ISTRUITI ANCHE NEL PROSSIMO TRIENNIO

La strategia Europa 2020, avviata nel 2010 dalla Commissione Barroso, ha fissato obiettivi vincolanti per tutti gli stati membri su otto indicatori socio-economici. Tra i temi toccati rientrano l’occupazione, la ricerca, l’istruzione, la povertà, il clima e l’energia.
I dati sull’istruzione appena pubblicati da Eurostat ci permettono di valutare il piano della Commissione e di inquadrare le prospettive del nostro paese.
La figura 1 confronta il livello di istruzione della popolazione tra i 25 e i 64 anni in Italia con la media dei paesi europei.

 

Figura 1 – Quota di popolazione per livello d’istruzione – anno 2016

Fonte: Elaborazione su dati Eurostat (2016)

Ben lontani dalla media degli altri paesi UE, buona parte degli italiani ha ancora al massimo la terza media, mentre meno del 20 per cento ha ricevuto un’istruzione universitaria.

Analoghe criticità emergono se si analizzano i tassi di abbandono (figura 2): quattordici giovani su cento non completano il percorso di studio o di formazione in cui sono inseriti (i cosiddetti early leaver), contro una media europea ben più bassa.

 

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