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LA MANCANZA DI SONNO ANNEBBIA IL CERVELLO

La privazione del sonno mina la capacità delle cellule cerebrali di comunicare tra loro, portando a parziali blackout mentali che influenzano in particolare la memoria e la percezione visiva. A dimostrarlo è un gruppo diricercatori dell’Università di Tel Aviv e dell’Università del Wisconsin a Madison – fra cui gli italiani Giulio Tononi e Chiara Cirelli – che firmano un articolo su “Nature Medicine”.

I ricercatori hanno analizzato la funzionalità neuronale in un gruppo di pazienti con epilessia nel cui cervello erano stati impiantati elettrodi per individuare l’origine delle crisi epilettiche prima dell’intervento chirurgico: poiché la mancanza di sonno facilita lo scatenamento di una crisi, questi pazienti sono tenuti svegli per tutta la notte che precede l’esame.

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LA VITA ITALIANA SECONDO LA STATISTICA

Eurostat e Istat, ovvero i due istituti deputati a tenere conto di quello che facciamo in modo più o meno esplicito, hanno provato a sintetizzare le tappe attraverso cui si snoda la nostra vita. L’immaginario è quello tardo-borghese: scuola, lavoro, famiglia, figli e poi vecchiaia. Nulla di particolarmente articolato, quindi con alcune zone di passaggio in evidenza come ad esempio l’ingresso nel mondo degli adulti con l’abbandono della casa dei genitori e l’inizio del lavoro, il matrimonio, la nascita dei figli, la pensione e il classico spaccato delle differenze tra le donne e gli uomini.

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LAVORARE TROPPO NON È FIGO

Il numero di ore lavorate, per chi lavora, in media, continua a calare, un po’ ovunque:
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Quando una persona fa un lavoro che le piace, in cui trova soddisfazioni, economiche, di carriera, di cambiamento del mondo tramite il proprio lavoro, facilmente sposta il proprio tempo sul lavoro togliendolo al resto. Le motivazioni sono molto forti e abbastanza facili da capire, pur se difficili da accettare. I lavori belli sono adrenalinici, portano a un senso di crescita continua, hanno regole di ingaggio che ci mettono nelle condizioni di migliorare e salire. Quando una persona è nella fase di maggior crescita della carriera spesso prova la sensazione che che ogni ora dedicata al lavoro sia un investimento e che lo porterà a una vita migliore.

Dall’altra parte ci sono dimensioni della vita molto diverse: famiglia, amici, sport, hobbies, volontariato, viaggi, cultura (libri, cinema, teatro, arte),  le attività necessarie a vivere (gestione della casa, cucinare, la cura del proprio corpo ecc) . Queste sono in larga parte e nel migliore dei casi dimensioni della vita autoteliche, ovvero dove il loro significato ed eventuale bellezza giace largamente nel momento in cui le viviamo. C’è un po’ di investimento, ad esempio nelle relazioni, ma è la componente minoritaria del fenomeno. Quindi, perché dedicare così tanto tempo al lavoro non va bene? Ci sono due possibili punti di vista per rispondere a questa domanda. Il primo è relativo alla ricerca della felicità e il secondo legato all’efficacia nel lavoro stesso.

 

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