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PERCHÉ RIMANDIAMO LE COSE IMPORTANTI?

 

“Se pensate di aprire un libro nell’improbabile momento in cui avrete diverse ore da passare in una poltrona comoda con un bicchiere di scotch”, ha scritto di recente Kevin Nguyen sulla rivista GQ, “allora lo leggerete solo quando avrete diverse ore da passare in una poltrona comoda con un bicchiere di scotch”. Questo è un classico caso di trappola dell’importanza. Di solito pensiamo che la procrastinazione sia dovuta a emozioni melodrammatiche: la paura del fallimento, il terrore di essere giudicati, e così via. Ma a volte non facciamo qualcosa per il semplice desiderio di poterla fare meglio.

Una parente stretta della trappola dell’importanza, almeno per me, è la trappola della coerenza: partire dal presupposto che non valga la pena fare qualcosa fino a quando la vita non ci permetterà di farla sempre. Non ha senso partecipare a un manifestazione di protesta, o riprendere un’amicizia trascurata, a meno che non si possa diventare il tipo di persona che lo fa regolarmente. Ma è assurdo, primo perché fare queste cose vale la pena in sé, e in secondo luogo perché non diventeremo mai il tipo di persone che le fanno sempre se non le facciamo almeno una volta.

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LE ROTTE DEI MIGRANTI VERSO L’EUROPA

 

 

I primi due mesi dell’anno fanno registrare un netto calo di ingressi di migranti irregolari all’interno dell’Unione Europea. Il 2016, anno record, si chiuse con 241356 ingressi tra gennaio e febbraio, contro i 23497 di questo inizio di 2017.

Questo quanto emerge dalle informazioni registrate da Frontex, Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera. I dati sono riportati su base mensile e raccolgono il numero di ingressi illegali in tutti gli stati appartenenti all’Unione Europea e nelle nazioni che aderiscono allo spazio Schengen per non facendo parte dell’Ue. Le cifre fanno riferimento alle rilevazioni di ingressi illegali più che al numero effettivo di persone. Un solo migrante potrebbe essere stato registrato più volte nel caso abbia attraversato i confini esterni dell’EU in modo ripetuto. Attualmente non esiste alcun metodo capace di tracciare i movimenti di ogni migrante. Non è dunque possibile poter stabilire con esattezza il numero di migranti illegali che attraversano i confini UE.

 

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APRE IL MUSEO DEI FALLIMENTI

 

Un museo che celebra i più stupefacenti e inaspettati fallimenti legati al mondo dell’innovazione. Non si tratta dell’ennesima fake news apparsa in rete ma di un progetto reale, fortemente voluto dalla città di Helsingborg, nel sud della Svezia. Il Museum of Failure – questo il nome dell’insolita esposizione permanente, che sarà inaugurata il prossimo 7 giugno – raccoglie circa 70 “opere” di ogni genere, accomunate dall’essersi rivelate tutte dei clamorosi flop commerciali.

Colui che ha ideato questa monumentale serie di fallimenti è il dottor Samuel West, studioso svedese specializzato in psicologia organizzativa e innovazione, per il quale il Museum of Failure non è affatto un divertissement ma un utilissimo strumento didattico per dimostrare quanto le cadute siano fondamentali per arrivare a creare prodotti di successo.

Non a caso, il pay-off scelto per il progetto è «learning is the only way to turn failure into success» (“imparare è l’unico modo per trasformare il fallimento in successo”) e l’iniziativa ha ricevuto il pieno sostegno degli amministratori cittadini, anch’essi convinti che l’unico modo per «stimolare veramente l’innovazione in un’organizzazione o anche in una città sia accogliere errori e fallimenti come degli insegnamenti necessari».

La galleria di disastri commerciali presenti in mostra raccoglie una lunga serie di oggetti finiti nell’oblio più totale, ma che al momento del lancio, potere del marketing e dei media, sembravano spesso destinati a cambiare il mondo: dai Google Glass al Nokia N-Gage, dal Sony Betamax alla Kodak DC40 fino alla misconosciuta Coca-Cola BlāK e alle incomprensibili penne Bic per sole donne.

 

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