COS’È VERAMENTE LA DIGITAL TRANSFORMATION?

 

Se è vero che tanto si sente parlare di Digital Transformation, è anche vero che tanta è la confusione che, anche i più esperti, tendono a creare in merito.

Quando si parla di trasformazione digitale infatti, non dobbiamo limitarci a pensare solo che si tratti, forse più semplicisticamente, dell’adozione di una nuova tecnologia.

La tendenza, sfortunatamente per molte aziende, è però proprio quella di considerare la tecnologia come un mero strumento invece che cambiare il proprio mindset ed avere una visione più ampia nell’ambito di un cambiamento del futuro del business.

Secondo uno studio di SAP realizzato in collaborazione con Oxford Economics su un panel di 3.100, le 100 organizzazioni leader che sono andate oltre questa visione incrementale della tecnologia hanno saputo portare a termine la loro Digital Transformation. Il rischio, per tutte le altre, è la loro stessa sopravvivenza nel mercato.

 

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IL MONDO DEL LAVORO STA CAMBIANDO, MA MOLTI NON SE NE SONO ACCORTI

1. C’è sempre meno tolleranza verso l’attuale modello d’impiego.

Stiamo raggiungendo il limite. Le persone che lavorano con le grandi compagnie non sopportano più il loro lavoro. La mancanza di motivazione si fa sentire come se venisse da dentro di noi, simile ad un grido di disperazione.

Le persone vogliono uscirne. Vogliono mollare tutto. Pensate a quante persone sono disposte a rischiare con un’idea imprenditoriale, a chi si concede un anno sabbatico, a quante persone sono affette da depressione o esaurimento legati al lavoro.

2. Il modello imprenditoriale sta cambiando.

Negli ultimi anni, con l’avvento delle startup, migliaia di imprenditori hanno trasformato i loro garage in uffici per dare alla luce le proprie idee da miliardi di dollari. Al centro della nuova imprenditorialità c’era la necessità di trovare un investitore. Ottenere un finanziamento era come vincere la coppa del Mondo.
Ma cosa succede dopo aver ottenuto i fondi?

Torni ad essere un dipendente. Potresti aver coinvolto persone che non condividono il tuo sogno, che non sono d’accordo con il tuo obiettivo e ben presto… tutto gira intorno ai soldi. L’interesse economico diventa la spinta principale del tuo business.

Questo mette in difficoltà diverse persone. Startup eccellenti iniziano a fallire perché il modello incentrato sulla ricerca di denaro è incessante.
C’è bisogno di un nuovo modello d’impresa. Qualcuno lo sta già realizzando.

3. Aumenta la collaborazione.

Molte persone hanno compreso che non ha senso fare tutto da soli. In tanti hanno abbandonato la mentalità “chi fa da sé, fa per tre”. […]

Per fortuna le cose stanno cambiando. Le teorie dell’economia collaborativa sono sempre più seguite e questo ci dischiude nuove direzioni. La direzione della collaborazione, della condivisione, del sostegno reciproco, dell’unione.

È bellissimo rendersene conto. Mi commuove.

4. Finalmente capiamo davvero cos’è Internet.

Il web è una cosa straordinaria e solo adesso, dopo anni, ne stiamo comprendendo la forza. Grazie a Internet il mondo è aperto, privo di barriere e di separazioni. Ha reso possibile la solidarietà, la collaborazione, il sostegno reciproco. […]

Con l’avvento di Internet, i “piccoli” non restano in silenzio. C’è una voce. L’ignoto viene alla luce. Il mondo è più unito. E il sistema può crollare.

5. Il consumismo sfrenato è diminuito.

Per troppo tempo siamo stati manipolati per consumare il più possibile. Comprare ogni nuovo prodotto sul mercato, l’ultimo modello di automobile, di iPhone, tonnellate di vestiti e scarpe. Praticamente tutto ciò su cui potevamo mettere le mani.

Andando controcorrente molte persone hanno capito di essere sulla strada giusta. Il “lowsumerism” (basso consumismo), una vita più lenta, il ritorno allo “slow food” sono solo alcuni esempi delle iniziative intraprese che ci mostrano l’assurdità del modo in cui organizziamo le nostre vite.

Sono sempre meno le persone che utilizzano l’auto o spendono più del dovuto. Mentre invece aumenta il numero delle persone che ricorrono allo scambio di indumenti (lo swapping), comprano oggetti usati, condividono risorse, macchine, appartamenti, uffici.

Non abbiamo realmente bisogno di tutto quello che ci impongono. La consapevolezza che esiste un nuovo modello di consumo può colpire al cuore delle società che si fondano sul consumismo esagerato.

[…]

6.  L’ascesa del cosiddetto “un-schooling”come modello d’istruzione alternativo.

Chi ha creato questo modello d’insegnamento? Chi ha stabilito le lezioni che dobbiamo seguire? Chi ha deciso le lezioni del programma di storia? Perché non ci insegnano la verità sulle altre civiltà antiche?

Perché i bambini dovrebbero seguire un determinato insieme di regole? Perché dovrebbero osservare ogni cosa in silenzio? Perché devono indossare un’uniforme? E perché dobbiamo sostenere dei test per dimostrare quello che abbiamo imparato? […]

Per fortuna molte persone stanno lavorando per rivedere questo modello attraverso i concetti di unschooling (letteralmente imparare senza andare a scuola), “hackschooling” e homeschooling (nuovi modelli educativi, in cui ognuno può modellare il proprio insegnamento a seconda dei propri interessi e del proprio stile di apprendimento) .

Forse non ci avete mai pensato e potreste restare scioccati. Ma il cambiamento è in atto. […]

Sta succedendo qualcosa di straordinario.

Sintetizzato da uno scritto di Gustavo Tanaka – Fonte

LA NOSTRA VITA È UN’OPERA D’ARTE

La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l’impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida. L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.

(da Bauman, L’arte della vita, trad. it., Bari, 2009)