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IL “TU” AIUTA AD AFFRONTARE LE ESPERIENZE NEGATIVE


“Una volta vinci, una volta perdi”: è un’espressione che usiamo tutti per dire che a chiunque può capitare di incappare in un fallimento, anche se – in questo come in altri modi di dire – ricorriamo in al “tu” generico, in inglese come in italiano.

Ma da dove nasce questa curiosa forma linguistica? Una ricerca sperimentale condotta da un gruppo di studiosi dell’Università del Michigan guidati da Ariana Orvell ha cercato di dare una risposta a questa domanda. E il risultato, illustrato sulle pagine della rivista “Science”, è che il “tu” consente al soggetto di affrontare meglio le esperienze emotivamente negative, prendendone le distanze.

Lo studio è stato condotto sottoponendo 2489 soggetti a una serie di test linguistici. In alcuni esperimenti, per esempio, ai volontari sono state poste alcune semplici domande su come portare a termine un determinato compito, ma formulate in modo lievemente differenti tra loro. Due domande erano, per esempio: “Come useresti questo martello?” e “Che cosa potresti fare con questo martello?”.

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INCONGRUENZE COMUNICATIVE

Carol: Ti va di ballare?

Melvin: Be’, c’ho pensato da quando ne hai parlato tu prima.
Carol: E allora?
Melvin:No… Io… non capisco questo posto mi hanno fatto comprare un abito nuovo e tu sei entrata con una specie di vestaglia, non capisco…
Melvin: Che c’è?… aspetta no no ferma, perché? che c’è?… perché? Insomma… ah… io non intendevo in quel senso, andiamo, rimettiti seduta, puoi sempre fulminarmi con lo sguardo, però fallo da seduta.
Carol: Fammi un complimento Melvin, ne ho bisogno, presto. Tu non hai idea di quanto mi abbia ferito quello che mi hai appena detto.
Melvin: Nel microsecondo in cui qualcuno si accorge di avere bisogno di te, minaccia di andarsene.
Carol: Un complimento è una cosa carina detta a proposito di un’altra persona.
Melvin: …no…
Carol: Adesso o mai più!
Melvin: Ok!
Carol: …e devi crederci.
Melvin: …possiamo ordinare prima?
Carol: …ok.
Melvin:  …eh…  due porzioni di granchi col guscio, un boccale di birra gelata, eh… patate al forno o fritte?
Carol:  …fritte!… fritte.
Melvin: patate al forno e fritte.
Cameriere: …lo dico al suo cameriere.
Melvin: …il mio cameriere… ok, allora, adesso sto per farti un gran bel complimento, ed è la verità.
Carol: Ho tanta paura che dirai qualcosa di orribile.
Melvin: Non essere così pessimista, non è nel tuo stile. Ok… te lo dico… faccio sicuramente un errore. Diciamo che io ho… cos’è?… un disturbo?… Il mio dottore, uno psicoanalista dal quale andavo sempre, dice che nel 50-60% dei casi una pillola può aiutare molto. Io odio le pillole, roba molto pericolosa le pillole, odio. Bada bene uso la parola “odio” apposta, quando parlo di pillole. Odio! Il mio complimento è che quella sera che sei venuta da me e mi hai detto che non avresti mai… be’, insomma, tu c’eri quella sera e lo sai, quello che hai detto. Be’, il mio complimento per te è che… la mattina dopo, ho cominciato a prendere le pillole.
Carol: …non capisco come possa essere un complimento per me.
Melvin: …mi fai venire voglia di essere un uomo migliore.
Carol: …questo è forse il più bel complimento della mia vita!

(Qualcosa è cambiato, di James L. Brooks, 1997)

PERCHÈ I GIAPPONESI NON RIESCONO MAI A DIRE DI NO

Ci sono cose che i giapponesi non dicono. Ad esempio, “no” (in giapponese:いいえiie). È una parola maleducata e – se possibile – si preferisce evitarla. Negare è brutto, antipatico, antisociale. Esiste piuttosto una fitta serie di espressioni, più o meno contorte, che può benissimo svolgere la medesima funziona. Come spiegava in modo ironico Dave Barry nel suo libro del 1992 Dave Barry Does Japan, le corrispondenze tra giapponese e inglese (americano) sono più o meno così:

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Sembra esagerato – specie la parte sulla capra – ma centra il punto: i giapponesi sono educati al punto da non voler mai (proprio mai) infliggere al proprio interlocutore il dolore di incontrare un rifiuto (che nella loro lingua ha anche un nome specifico: “meiwaku”). Questo tratto culturale potrebbe sembrare anche simpatico e rispettoso. Ma prima di pensarlo aspettate e chiedete indicazioni stradali: non ammetteranno mai di non sapervi aiutare, e vi daranno suggerimenti confusi e sbagliati, per poi fuggire rossi di vergogna.

Nella vita, però, è importante imparare a dire dei “no”. E visto che la parola iie è quasi tabù, il parlante giapponese ha a disposizione un frasario complesso, ampio e ricco di sfumature a seconda del livello di educazione che si vuole mostrare.

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