LE “6A” PER IL MERCATO ISLAMICO

Il comportamento del consumatore musulmano è fortemente influenzato dai dettami del proprio credo, per questo motivo le aziende che decidono di espandere il proprio business in questi paesi devono necessariamente analizzare e comprendere la loro storia e tradizione.

I numeri del mercato islamico

L’islam è la seconda religione più diffusa al mondo, riunendo sotto di sè circa 1,5 miliardi di fedeli, che corrispondono al 25% dell’intera popolazione mondiale.

Le 6 A per espandere il proprio business nel mercato islamico

Distribuzione delle varie religioni per proporzione e numero di aderenti

In Europa sono presenti circa 44 milioni di fedeli islamici, mentre in Italia si contano circa 1,6 milioni di credenti. Queste stime sono destinate a crescere per due ordini di motivi: il primo riguarda gli elevati tassi di natalità dei paesi a maggioranza musulmana, mentre la seconda motivazione è relativa all’obbligo della da’wa, cioè della diffusione della fede.

Secondo quanto riportato da Libertàcivili, un bimestrale di studi e documentazione sui temi dell’immigrazione, nel 2030 i musulmani aumenteranno del 35% con una conseguente crescita del mercato islamico, che aprirà le porte a diverse opportunità di business anche per i brand occidentali.
Nei seguenti schemi sono riportate delle analisi statistiche sulla distribuzione delle varie religioni nel mondo.

Le 6 A per espandere il proprio business nel mercato islamico

Popolazione musulmana per grandi aree territoriali: stime al 2010 e proiezioni al 2030 (valori assoluti in milioni)

Le 6 “A” per espandere il proprio business nel mercato islamico

Acceptability
E’ necessario conoscere e comprendere profondamente la tradizione dei paesi musulmani in quanto, come precedentemente accennato, essa incide fortemente sulle scelte del singolo individuo.

Awareness
Il punto fondamentale nella strategia di espansione verso i mercati islamici sta nel divulgare la conoscenza del proprio brand. Il cliente islamico è molto attento a ciò che acquista e consuma, quindi è necessario informarlo in maniera precisa e dettagliata sulle caratteristiche della propria offerta.

Adequacy
E’ importante mantenere adeguati standard di qualità, questo si trova alla base di qualsiasi rapporto di fiducia. Il consumatore per essere fedele ad un brand deve vedere realizzate le proprie aspettative, in primo luogo relative alla qualità.

Accessability
Assicurare l’accessibilità dei prodotti, garantendne un’ampia distribuzione, è un fattore imprescibile. A questo scopo potrebbe essere utile instaurare degli accordi commerciali e partnership con le GDO.

Attack
In ogni mercato e per qualsiasi azienda è necessario fare attenzione e sapersi difendere dagli attacchi dei concorrenti.

Affinity
L’accettazione del proprio brand da parte dei consumatori musulmani è fortemente legata all’awareness. Il potenziale acquirente accetta un brand solo se esso sia ritenuto halal, termine arabo che indica “cioè che è consentito“, cioè rispettoso della tradizione e della fede islamica. Esistono diverse istituzioni che conferiscono la certificazione di leicità dei prodotti in esame, come la Brunei Halal Brand e la Commissione Halal Italia.

Fonte

CULTURANDO: CULTURE DAL MONDO

Con piacere pubblicizzo questa iniziativa:

Culturando: Culture dal mondo”.

Una iniziativa di promozione socioculturale e

di valorizzazione della multietnicità.

Parteciperò, con collegamento in videoconferenza, al convegno di  giovedì 12 luglio, alle ore 16.30, dal titolo “Integrazione e Multiculturalità: il dialogo tra i popoli”.

Per informazioni su tutta la manifestazione è possibile rivolgersi alla Segreteria della Commissione per le Pari Opportunità presso l’Ufficio Politiche del Lavoro del Comune di San Gavino Monreale in Via Trento, 2 tel. 070/93749205, e-mail: [email protected] e [email protected].

Evento facebook.

Sito.

IL RITORNO DI MATT HARDING

Un anno fa in questo post pubblicammo la storia di Matt Harding.

Il nuovo WheretheHellisMatt?! versione 2012 è pronto, il primo con un’idea sociale e politica dietro e il primo in cui tra i mille luoghi in cui balla c’è anche l’ Italia, conRoma e Milano.

Dopo 8 anni di questo ormai Matt è un professionista della viralità, gira il mondo due mesi alla volta (in quel tempo copre un continente) dopodichè torna a casa e se ne sta un po’ a pianificare il prossimo continente. In ogni città sta una media di due giorni: arriva, cerca luoghi o parla con suoi fan in loco che glieli consigliano, poi si piazza con l’attrezzatura e gira il video. Se è in un luogo in cui è conosciuto (Europa, America e qualche città dell’Asia) trova una folla accorsa per lui che può sfruttare per un aiuto, se si trova in posti remoti se la va a cercare. Dopodichè in 30 minuti fa tutto.

A Roma aveva trovato un interprete tra i ragazzi arrivati per lui, a cui ha lasciato anche il compito di far partire e fermare la reflex digitale usata per girare, e altri due ragazzi, che ha messo a vendere magliette “I danced with Matt” (a 12€ l’una e ne aveva una valigia piena che ha esaurito, fate i conti) e poi finalmente ha girato. Un po’ del suo passo classico, un po’ dei movimenti che si vedono nel video e un po’ di un ballo improvvisato lì per lì, che alla fine non è entrato nel montaggio finale.

Dopo tre  video di grande successo, molto simili tra loro, la novità non poteva più essere i posti visitati, anche se come dice lui: “La cosa bella del pianeta Terra è che i posti belli non finiscono mai”, così nel nuovo video Matt ha inserito un’idea particolare, ovvero quella di ballare là dove nessuno immagina che ci possa essere felicità.

I suoi precedenti video erano noti per i luoghi incredibili che riusciva a trovare (memorabile il deserto del sale che apre il video del 2006), mentre dal 2008 aveva cominciato ad includere le folle e questo gli ha fatto pensare che la felicità incontenibile che i suoi video trasmettono è tanto più forte quanto più i luoghi sono remoti e, nella testa del pubblico, legati a fatti o pensieri tristi.

Così a parte le solite location cittadine europee o americane, nel video 2012 fanno capolino molti posti che l’attualità lega a quanto di peggio possiamo immaginare, tutti luoghi in cui non è facile entrare e da cui solitamente non abbiamo buone vibrazioni.

Eppure Matt è riuscito a penetrarne le regole e le barriere grazie al più illustre degli sponsor possibili: le Nazioni Unite. Nel suo momento di grande fama infatti le UN l’hanno contattato proponendosi di aiutarlo ad arrivare in posti politicamente complessi. Ad esempio la Corea del Nord che qui compare molto, era fino a quel momento off limits per lui.

Matt Harding, il più grande uomo virale del video in rete, in 8 anni ha abbandonato il suo lavoro in una società di videogiochi, ha cominciato a viaggiare per vivere, è diventato imprenditore di se stesso rischiando in proprio e in ultima analisi è stato promosso a strumento di una comunicazione benefica per conto delle Nazioni Unite. Matt Harding è Internet.