ESSERE POVERO TI CAMBIA IL CERVELLO

Solo i più fortunati – a seconda dei casi, i razionali o i freddi – possono dire di aver provato raramente questa sensazione. Si tratta di quella specie di incapacità a risolvere problemi, raggiungere obiettivi o portare a termine compiti quando c’è qualcosa che ti preoccupa. Si pensa spesso che sia un luogo comune; in realtà si tratta di un meccanismo codificato dalla scienza: le sensazioni di paura e di stress generate dal sistema limbico – cioè da quella parte situata al centro del nostro cervello che governa, tra le altre, la funzione psichica dell’emotività – vengono trasmesse alla nostra corteccia prefrontale.

Quest’ultima è la regione cerebrale situata in corrispondenza della fronte che presiede alla pianificazione dei comportamenti cognitivi, alla capacità di prendere decisioni ed eseguirle e, secondo molti studiosi, anche all’espressione della personalità. Dove la scienza non si era ancora spinta finora è sostenere un collegamento diretto tra questi meccanismi neuronali e alcune contingenze esterne della vita, come le condizioni economiche in cui ci si trova: è precisamente quello che ha fatto una recente ricerca, commissionata da Economic Mobility Pathways, una non profit di Boston che dal 2006 lavora nella promozione di strumenti sociali contro la povertà.

 

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SESSANT’ANNI DI COMMERCIO INTERNAZIONALE IN 20 SECONDI

In un rapporto congiunto, Fmi, Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) e Banca mondiale hanno riconosciuto che l’apertura agli scambi internazionali genera crisi occupazionali nei settori meno competitivi. Tocca però ai Governi farsene carico e non già erigendo muri tariffari, ma con politiche economiche e di sostegno adeguate.

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LA SHARING ECONOMY IN ITALIA

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