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FRAMMENTI DI SAPERE: LA RESILIENZA

 

Ricevo e pubblico con piacere questa riflessione di Graziano Benfenati

La definizione di resilienza l’ho imparata quando ero Export Manager, parlando di “resilience” e “metal fatigue”.
Si intende un atteggiamento “passivo”, di un corpo posto sotto stress (anche il termine psicologico “stress” è mutuato dalla metallurgia) prima che arrivi al “punto di rottura”. E’ un termine della fisica.

Se vogliamo capire dove andremo, dovremmo a mio parere rivolgerci alla biologia. In biologia, dove i due termini separati indicano “logos”, parola, sapienza, conoscenza e “bio”, vita.

La “sapienza della vita” è ben condensata nella molecola di DNA, la quale, raggiunto un pattern vincente, che resiste agli attacchi dell’ambiente, si autoreplica. Nel corso dell’evoluzione si è autoreplicata, raddoppiandosi ogni volta, e – partendo dagli organismi monocellulari – è via via raddoppiata arrivando sino all’uomo.

La seconda legge della termodinamica ci introduce il concetto di “entropia”, in altri termini il caos, il nulla. Tutto tende verso il caos e in ultima analisi, il nulla. Ma la molecola di DNA sfugge alla legge dell’entropia tramite il concetto di “complessità”, che altro non è che “entropia negativa”.

Raddoppiandosi a ritmi che il Prof. Ono definisce “musicali” batte in velocità l’entropia e presenta un pattern vincente che non è più soggetto all’ambiente, ma lo crea, lo trasforma. Il concetto biologico di “complessità” batte quindi i concetti fisici sia di stress che di resilienza.

Ora, è vero che in prima battuta – è (più) importante il concetto di resilienza, ovverossia avere “gli attributi”, tuttavia per il prosieguo della vita umana – pena lo scadere nell’entropia, nel caos, nel nulla – diventa (più) importante il concetto di complessità.

E’ tramite la complessità che il genere umano prosegue la sua corsa orientata dalla freccia del tempo della storia che supera l’orizzonte degli eventi determinati dal buco nero della rassegnazione, della disperazione e dalla mancanza di scopo e di azione.

Ma come si esprime la complessità in termini umani? La si esprime tramite la creatività. La creatività è una risorsa inesauribile. Von Humboldt, parlando della grammatica generativa del linguaggio, in qualche modo anticipando Chomski, – e che si può estendere anche alla musica e alla matematica – parlava di “usi infiniti di mezzi finiti”.

Ed è proprio qui che l’umanità deve puntare, sulla complessità della creatività, lasciando alle spalle l’entropia dello stress e anche della resilienza, sollevando la vita dalla “metal fatigue” che porta inderogabilmente al punto di rottura.

Per fare tutto questo ci vuole cultura, ed è esattamente qui che l’ essere umano “resiliente” dovrà concentrare tutta la sua attenzione. Attenzione che gli servirà a costruire un “surplus cognitivo” che la aiuterà a battere lo “spread educativo” determinato dalla conoscenza o meno delle nuove tecnologie.

Esiste uno spartiacque fra i “nativi digitali” nati al tempo di Facebook e gli “ignoranti digitali” che, se sono anche ignoranti in altre materie, non hanno alcuna possibilità di partecipare al cambiamento, solo di subirlo.

Eppure noi possiamo pensare al futuro sia come “creativo” che anche come “di default”, e – al di là del nostro livello di resilienza – dobbiamo anche essere propositivi, creando opportunità laddove non esistono rischiando mettendosi in proprio, oppure – invento – costituendo una “cooperativa” senza fini di lucro, avente per scopo sociale la creazione di posti di lavoro.

Graziano Benfenati

[email protected]

 

EDUCAZIONE “MODERNA”

 

E-ducaredal latino e-ducere, letteralmente – condurre fuori – quindi liberare,

far venire alla luce.

EVOLUZIONE DELL’INTELLIGENZA

La parola intelligenza viene dal sostantivo latino “intelligentĭa” derivante dal verbo “intelligĕre“, “capire”, che comprende il prefisso inter (“tra”), e la radice legĕre (“leggere”, “cogliere”) o ligāre (“legare”) suggerendo essenzialmente l’attitudine a “leggere tra le righe” o “leggere dentro” e a stabilire (nella propria mente) delle correlazioni tra elementi.

L’intelligenza non è non commettere errori, ma scoprire subito il modo di trarne profitto. (Bertolt Brecht)

Grazie a Maria Grazia Balducchi per la segnalazione.