LA CARICA DEI PROF SU YOUTUBE

 

La prossima volta che vi renderete conto che vostro figlio ha gli occhi incollati allo schermo del cellulare e che sta guardando un video su YouTube, pensateci bene prima di sgridarlo: potrebbe star studiando e voi ci fareste la figura del solito adulto che arriva dall’Età della Pietra.

Un mondo intero di professori è sbarcato negli ultimi anni su YouTube. Alcuni sono in pensione ma non hanno perso la voglia di insegnare, altri sono pienamente operativi e utilizzano il loro canale al posto dei compiti e invitano i loro alunni a studiare osservando dei video specifici su cui si discuterà in classe. Ci sono i professori che utilizzano YouTube per formare altri professori e dedicano ai loro alunni video visibili solo ad una ristretta cerchia di persone.

È un universo in continua evoluzione, che non ha le cifre e il giro d’affari che c’è dietro le giovani youtuber ma può comunque dare soddisfazioni e anche centinaia di migliaia di iscritti a chi prova a utilizzare i video condivisi per diffondere cultura e insegnamenti. Elia Bombardelli non ha ancora trent’anni, da cinque insegna matematica e fisica al Liceo Internazionale Arcivescovile di Rovereto e da quattro ha aperto il canale YouTube LessThan3Math che ha oltre 130mila follower. Fra le sue hit ci cono «Dominio di una funzione, cos’è e come trovarlo» che ha superato le 400 mila visualizzazioni oppure «Seno, Coseno e Tangente. Funzioni goniometriche» con oltre 300 mila visualizzazioni.

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ITALIANI POCO ISTRUITI ANCHE NEL PROSSIMO TRIENNIO

La strategia Europa 2020, avviata nel 2010 dalla Commissione Barroso, ha fissato obiettivi vincolanti per tutti gli stati membri su otto indicatori socio-economici. Tra i temi toccati rientrano l’occupazione, la ricerca, l’istruzione, la povertà, il clima e l’energia.
I dati sull’istruzione appena pubblicati da Eurostat ci permettono di valutare il piano della Commissione e di inquadrare le prospettive del nostro paese.
La figura 1 confronta il livello di istruzione della popolazione tra i 25 e i 64 anni in Italia con la media dei paesi europei.

 

Figura 1 – Quota di popolazione per livello d’istruzione – anno 2016

Fonte: Elaborazione su dati Eurostat (2016)

Ben lontani dalla media degli altri paesi UE, buona parte degli italiani ha ancora al massimo la terza media, mentre meno del 20 per cento ha ricevuto un’istruzione universitaria.

Analoghe criticità emergono se si analizzano i tassi di abbandono (figura 2): quattordici giovani su cento non completano il percorso di studio o di formazione in cui sono inseriti (i cosiddetti early leaver), contro una media europea ben più bassa.

 

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L’ANGLO-PEDAGOGHESE

Il sito si chiama Roars, Return on academic ReSearch. Discute di università, istruzione, ricerca e delle politiche connesse. Ospita anche una sezione di scritti in lingua inglese. Eppure proprio Roars pubblica un breve articolo intitolato “Talis, Byod, Iea Pirls! Ed ecco a voi, Siore e Siori, la neolingua del Miur”, che se la prende con i termini astrusi e “l’anglo-pedagoghese” impiegato nel recente Piano per la formazione dei docenti.

Pesco tre esempi dalla lista pubblicata al termine dell’articolo.

Primo esempio: la flipped classroom. Non si tratta, come si potrebbe immaginare, di un’aula piena di studenti flippati, ma della classe ribaltata, o capovolta, di cui parla Tullio De Mauro. È un’idea che scardina la tradizionale sequenza didattica costituita da ascolto passivo della lezione, studio individuale a casa e interrogazione. Con il nuovo metodo, invece, in classe si lavora in gruppo, si risolvono problemi, si sperimenta e si esercita il pensiero critico. Di tutto ciò parla anche una vivace pagina Facebook, intitolata (appunto) Classe capovolta. È una rivoluzione che potrebbe cambiare molte cose, e che è già in atto in diverse scuole. Ma nel documento ministeriale è citata solo di sfuggita (pagina 30), e in coda a un elenco eterogeneo di altri termini anglo-pedagoghesi: project-based learning, cooperative learning, peer teaching e peer tutoring, mentoring, learning by doing.

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