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LA MANCANZA DI SONNO ANNEBBIA IL CERVELLO

La privazione del sonno mina la capacità delle cellule cerebrali di comunicare tra loro, portando a parziali blackout mentali che influenzano in particolare la memoria e la percezione visiva. A dimostrarlo è un gruppo diricercatori dell’Università di Tel Aviv e dell’Università del Wisconsin a Madison – fra cui gli italiani Giulio Tononi e Chiara Cirelli – che firmano un articolo su “Nature Medicine”.

I ricercatori hanno analizzato la funzionalità neuronale in un gruppo di pazienti con epilessia nel cui cervello erano stati impiantati elettrodi per individuare l’origine delle crisi epilettiche prima dell’intervento chirurgico: poiché la mancanza di sonno facilita lo scatenamento di una crisi, questi pazienti sono tenuti svegli per tutta la notte che precede l’esame.

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ESSERE POVERO TI CAMBIA IL CERVELLO

Solo i più fortunati – a seconda dei casi, i razionali o i freddi – possono dire di aver provato raramente questa sensazione. Si tratta di quella specie di incapacità a risolvere problemi, raggiungere obiettivi o portare a termine compiti quando c’è qualcosa che ti preoccupa. Si pensa spesso che sia un luogo comune; in realtà si tratta di un meccanismo codificato dalla scienza: le sensazioni di paura e di stress generate dal sistema limbico – cioè da quella parte situata al centro del nostro cervello che governa, tra le altre, la funzione psichica dell’emotività – vengono trasmesse alla nostra corteccia prefrontale.

Quest’ultima è la regione cerebrale situata in corrispondenza della fronte che presiede alla pianificazione dei comportamenti cognitivi, alla capacità di prendere decisioni ed eseguirle e, secondo molti studiosi, anche all’espressione della personalità. Dove la scienza non si era ancora spinta finora è sostenere un collegamento diretto tra questi meccanismi neuronali e alcune contingenze esterne della vita, come le condizioni economiche in cui ci si trova: è precisamente quello che ha fatto una recente ricerca, commissionata da Economic Mobility Pathways, una non profit di Boston che dal 2006 lavora nella promozione di strumenti sociali contro la povertà.

 

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IL “TU” AIUTA AD AFFRONTARE LE ESPERIENZE NEGATIVE


“Una volta vinci, una volta perdi”: è un’espressione che usiamo tutti per dire che a chiunque può capitare di incappare in un fallimento, anche se – in questo come in altri modi di dire – ricorriamo in al “tu” generico, in inglese come in italiano.

Ma da dove nasce questa curiosa forma linguistica? Una ricerca sperimentale condotta da un gruppo di studiosi dell’Università del Michigan guidati da Ariana Orvell ha cercato di dare una risposta a questa domanda. E il risultato, illustrato sulle pagine della rivista “Science”, è che il “tu” consente al soggetto di affrontare meglio le esperienze emotivamente negative, prendendone le distanze.

Lo studio è stato condotto sottoponendo 2489 soggetti a una serie di test linguistici. In alcuni esperimenti, per esempio, ai volontari sono state poste alcune semplici domande su come portare a termine un determinato compito, ma formulate in modo lievemente differenti tra loro. Due domande erano, per esempio: “Come useresti questo martello?” e “Che cosa potresti fare con questo martello?”.

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