Crea sito

NELLA LINGUA DELLA GIG ECONOMY SPARISCONO I DIPENDENTI

Le startup della cosiddetta gig economy (un modello economico basato su prestazioni lavorative temporanee) sono molto criticate per il modo in cui trattano i loro lavoratori. Aziende come Uber e Postmates sostengono che i loro collaboratori sono lavoratori autonomi o appaltatori indipendenti più che dei dipendenti a tempo pieno. A questa flessibilità si affianca la mancanza di servizi e di sicurezza sul lavoro che i lavoratori si aspettano dalle aziende.

Un’inchiesta recente del New York Times ha scoperto che Uber sta sperimentando le scienze comportamentali per spingere i lavoratori (teoricamente indipendenti) a lavorare più ore, a volte in orari e in posti meno redditizi.

Per poter continuare a dire che il loro personale non è in realtà il loro personale, è importante che queste aziende mantengano questa facciata, sono tutti gli aspetti. Il Financial Times è venuto in possesso di un documento che illustra le linee guida linguistiche di Deliveroo, un’azienda di consegne a domicilio con sede nel Regno Unito. Il documento mostra fino a che punto le aziende della sharing economy si spingono pur di limitare il rapporto di lavoro e le responsabilità verso i loro lavoratori.

 

Continua a leggere qui

 

IN ITALIA AUMENTA IL PART-TIME

Siamo il Paese in Europa in cui la percentuale di lavoratori part time è salita di più. Più 9,8% tra il 2002 e il 2015, contro una media europea che vede un incremento del 4%.

VAR
Differenza tra proporzione di lavoratori part time nel 2002 e nel 2015, Fonte: Eurostat

 

A seguire l’Italia Paesi come Austria, Spagna, gli stessi Paesi Bassi che sono la patria eccellenza di questo tipo di contratto, la Germania.

Diciamo subito che, in sé, questa non può essere derubricata come una cattiva notizia. Che aumentino le persone che lavorano part time di per sè è chiaramente positivo. Non solo, a quanto vediamo, non c’è stato un aumento solo in Paesi che hanno sofferto la crisi, ma anche in quelli in cui dopo il 2008 o non vi sono state recessioni o sono state lievi e subito seguite da riprese che hanno più che compensato quei cali del PIL, appunto Germania, Paesi Bassi, Austria, Irlanda.

E infatti c’è una correlazione tra il tasso di occupazione femminile (sono le donne le protagoniste del part time) e proporzione di occupate a metà tempo.

Una correlazione ancora più evidente nella fascia di età tra il 15 e i 24 anni, in cui i Paesi nordici risultano in testa in entrambi gli indicatori, quelli sull’occupazione femminile e sul ricorso al part time.

RELAZIONE TRA OCCUPAZIONE E PART TIME
Fonte: Eurostat

ECCO I LAVORI PIÙ NOIOSI

Continua a leggere qui.