PERCHÉ RIMANDIAMO LE COSE IMPORTANTI?

 

“Se pensate di aprire un libro nell’improbabile momento in cui avrete diverse ore da passare in una poltrona comoda con un bicchiere di scotch”, ha scritto di recente Kevin Nguyen sulla rivista GQ, “allora lo leggerete solo quando avrete diverse ore da passare in una poltrona comoda con un bicchiere di scotch”. Questo è un classico caso di trappola dell’importanza. Di solito pensiamo che la procrastinazione sia dovuta a emozioni melodrammatiche: la paura del fallimento, il terrore di essere giudicati, e così via. Ma a volte non facciamo qualcosa per il semplice desiderio di poterla fare meglio.

Una parente stretta della trappola dell’importanza, almeno per me, è la trappola della coerenza: partire dal presupposto che non valga la pena fare qualcosa fino a quando la vita non ci permetterà di farla sempre. Non ha senso partecipare a un manifestazione di protesta, o riprendere un’amicizia trascurata, a meno che non si possa diventare il tipo di persona che lo fa regolarmente. Ma è assurdo, primo perché fare queste cose vale la pena in sé, e in secondo luogo perché non diventeremo mai il tipo di persone che le fanno sempre se non le facciamo almeno una volta.

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IL PROCRASTINATORE