LAVORARE TROPPO NON È FIGO

Il numero di ore lavorate, per chi lavora, in media, continua a calare, un po’ ovunque:
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Quando una persona fa un lavoro che le piace, in cui trova soddisfazioni, economiche, di carriera, di cambiamento del mondo tramite il proprio lavoro, facilmente sposta il proprio tempo sul lavoro togliendolo al resto. Le motivazioni sono molto forti e abbastanza facili da capire, pur se difficili da accettare. I lavori belli sono adrenalinici, portano a un senso di crescita continua, hanno regole di ingaggio che ci mettono nelle condizioni di migliorare e salire. Quando una persona è nella fase di maggior crescita della carriera spesso prova la sensazione che che ogni ora dedicata al lavoro sia un investimento e che lo porterà a una vita migliore.

Dall’altra parte ci sono dimensioni della vita molto diverse: famiglia, amici, sport, hobbies, volontariato, viaggi, cultura (libri, cinema, teatro, arte),  le attività necessarie a vivere (gestione della casa, cucinare, la cura del proprio corpo ecc) . Queste sono in larga parte e nel migliore dei casi dimensioni della vita autoteliche, ovvero dove il loro significato ed eventuale bellezza giace largamente nel momento in cui le viviamo. C’è un po’ di investimento, ad esempio nelle relazioni, ma è la componente minoritaria del fenomeno. Quindi, perché dedicare così tanto tempo al lavoro non va bene? Ci sono due possibili punti di vista per rispondere a questa domanda. Il primo è relativo alla ricerca della felicità e il secondo legato all’efficacia nel lavoro stesso.

 

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