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COS’È VERAMENTE LA DIGITAL TRANSFORMATION?

 

Se è vero che tanto si sente parlare di Digital Transformation, è anche vero che tanta è la confusione che, anche i più esperti, tendono a creare in merito.

Quando si parla di trasformazione digitale infatti, non dobbiamo limitarci a pensare solo che si tratti, forse più semplicisticamente, dell’adozione di una nuova tecnologia.

La tendenza, sfortunatamente per molte aziende, è però proprio quella di considerare la tecnologia come un mero strumento invece che cambiare il proprio mindset ed avere una visione più ampia nell’ambito di un cambiamento del futuro del business.

Secondo uno studio di SAP realizzato in collaborazione con Oxford Economics su un panel di 3.100, le 100 organizzazioni leader che sono andate oltre questa visione incrementale della tecnologia hanno saputo portare a termine la loro Digital Transformation. Il rischio, per tutte le altre, è la loro stessa sopravvivenza nel mercato.

 

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CARI MANAGER, LEGGETE ROMANZI

Pecunia olet in letteratura. E viceversa, si potrebbe dire: liber (quasi sempre) oletper chi fabbrica o maneggia la pecunia. Banchieri, finanzieri, amministratori sembrano destinati a essere i villain dei (rari) romanzi in cui compaiono. Prendiamo il mondo della finanza in Papà Goriot di Balzac, ritratto della spietata borghesia in ascesa a metà Ottocento; o, ancora meglio, il David Golder di Iréne Némirovsky, uscito significativamente nel 1929, e che ha per protagonista un avido uomo d’affari dedito a speculazioni finanziarie. O in tempi a noi più vicini: American Psycho di Bret Easton Ellis, che assembla l’euforia dell’accumulo di soldi di un professionista di Wall Street, la violenza e le smanie materialistiche degli anni Ottanta in una triade che pare inscindibile. C’è anche l’italiano Tommaso Aricò, matematico mancato e finanziere riuscito ma non risolto di Resistere non serve a niente.

Disprezzati nell’immaginario letterario, i manager italiani si ribellano nel mondo reale e disertano la narrativa. Anzi, disertano la lettura come pratica: secondo dati Aie dello scorso anno ben il 43% della categoria “Dirigenti, imprenditori, liberi professionisti, quadri direttivi” non legge neanche un libro all’anno (cifre molto diverse dagli omologhi francesi o spagnoli).

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